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Sanità: il 30% degli italiani sceglie il privato per curarsi meglio

  • Immagine del redattore: AISI
    AISI
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Un sistema che integra per rispondere ai bisogni di cura

Negli ultimi dodici mesi il 30% degli italiani si è rivolto alla sanità privata, affiancandola al Servizio sanitario nazionale per accedere più rapidamente alle cure. Un dato che non fotografa una fuga dal pubblico, ma la ricerca di soluzioni concrete in un contesto segnato da liste d’attesa e difficoltà organizzative. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, su un campione di 1.200 persone tra i 18 e i 70 anni.


Il ruolo crescente della sanità privata

Dalla ricerca emerge che solo il 18% degli intervistati ha effettuato visite legate a una malattia esclusivamente attraverso il sistema pubblico, mentre una quota sempre più ampia sceglie il privato come canale complementare. Un segnale chiaro: la sanità privata esiste, funziona, offre efficienza e tempismo, e risponde a un bisogno reale, soprattutto quando il sistema pubblico non riesce a

garantire tempestività.


Le criticità non riguardano la qualità delle cure

Il ricorso al privato non nasce da una sfiducia nella qualità del Ssn. Anzi, il 55% degli italiani continua ad avere fiducia nella sanità pubblica, e cresce la soddisfazione per le cure ricevute, che sale al 54% rispetto al 47% della rilevazione precedente. Aumenta anche la quota di chi considera la sanità pubblica italiana tra le migliori al mondo(39%).


Liste d’attesa e accesso: il vero nodo

Il limite principale resta l’accesso. Il 59% degli intervistati afferma che il solo Ssn non è stato sufficiente a rispondere ai propri bisogni di cura, con un picco del 77% nel Sud. Il 76% indica i tempi di attesa come prima causa di ricorso al privato, mentre il 71% ritiene che siano peggiorati rispetto a due o tre anni fa. Pesano anche i pochi posti disponibili (49%) e le difficoltà di prenotazione (35%).


Privato come risposta tempestiva

Tra chi si è rivolto alla sanità privata, il 60% lo ha fatto per la rapidità di accesso alle prestazioni, mentre il 32%apprezza la maggiore disponibilità di date e orari. I dati sulle attese sono eloquenti: il 59% di chi utilizza il privato ottiene la prestazione in pochi giorni, mentre nel pubblico il 43% attende almeno tre mesi e il 18% arriva a sei mesi o più.


Una leva per rafforzare il sistema nel suo insieme

La lettura dei dati indica una direzione chiara. Il 63% degli italiani ritiene che una maggiore integrazione della sanità privata nel Ssn possa ridurre la pressione sul pubblico e accorciare le liste d’attesa. Per il 66%, la priorità resta la riduzione dei tempi per ricoveri, visite ed esami, mentre il 59% guarda con favore anche allo sviluppo della telemedicina e delle soluzioni digitali.


Valorizzare il privato per migliorare l’equità

Il quadro che emerge non è di contrapposizione, ma di complementarità. I numeri dimostrano che la sanità privata non va demonizzata, ma valorizzata come risorsa capace di affiancare il sistema pubblico, migliorare l’accesso alle cure e garantire risposte più rapide ai cittadini, contribuendo alla sostenibilità complessiva del sistema sanitario.


REDAZIONE AISI

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