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SANITÀ. ANALISI NURSING UP: L'EUROPA HA SMESSO DI COSTRUIRE PIRAMIDI. COSTRUISCE ÉQUIPE E METTE GLI INFERMIERI AL CENTRO, ACCANTO AI MEDICI!

Immagine del redattore: Associazione AISI
Associazione AISI
27 giu
Tempo di lettura: 3 min

De Palma: «La Corte dei Conti individua correttamente il problema. Il Ministero della Salute affronta un'urgenza concreta. Ma il punto decisivo è un altro: tutta Europa ha cambiato il modello organizzativo della sanità territoriale. Non basta assumere personale o aprire Case di comunità. Bisogna costruire équipe nelle quali la crescita della professione infermieristica rappresenta il motore della continuità assistenziale, rafforza il Servizio sanitario nazionale e valorizza la stessa professione medica».


ROMA, 26 GIUGNO – Negli ultimi mesi il dibattito sulla sanità italiana si è concentrato sulla carenza di personale, sulle liste d'attesa, sulle scadenze del PNRR e sull'apertura delle 1.038 Case di comunità. La relazione della Corte dei Conti e il recente accordo per garantire la presenza dei medici nelle nuove strutture rappresentano due passaggi importanti.

Secondo Nursing Up, però, proprio mettendo insieme questi due tasselli emerge ciò che oggi manca al confronto nazionale.

Il problema non è più soltanto quanti professionisti servono.

Il vero tema è come quei professionisti dovranno lavorare insieme.

Mentre in Italia il confronto continua a ruotare soprattutto attorno agli organici, agli accordi e alle singole figure professionali, i sistemi sanitari europei stanno costruendo équipe integrate nelle quali medici, infermieri e professionisti sanitari condividono la presa in carico del paziente, con una crescente valorizzazione della professione infermieristica nel pieno rispetto delle competenze di tutti.

È qui, secondo Nursing Up, che oggi si misura la vera distanza tra il dibattito italiano e quello europeo.


IL DIBATTITO SI FERMA UN PASSO PRIMA

La Corte dei Conti richiama giustamente il Governo a investire sul personale. Il Ministero della Salute lavora, altrettanto giustamente, per garantire la presenza dei medici nelle Case di comunità.

Ma il punto decisivo è un altro.

Chi garantirà ogni giorno la continuità assistenziale? Chi seguirà la cronicità? Chi collegherà ospedale, territorio e domicilio? Chi trasformerà quelle strutture in una rete di assistenza e non in semplici contenitori?

«Una Casa di comunità non è un edificio da riempire. È un'organizzazione da costruire. E questa organizzazione non può prescindere dagli infermieri e dagli altri professionisti dell'assistenza, anche attraverso un adeguato riconoscimento economico e professionale», afferma Antonio De Palma.

«Se concentriamo il dibattito soltanto su chi entrerà nelle Case, senza parlare di come lavoreranno le équipe, rischiamo di fermarci un passo prima della vera riforma. Accanto ai medici, fianco a fianco dei pazienti, ci sono gli infermieri. Ma chi ne parla? Da settimane il confronto nazionale ruota quasi esclusivamente attorno agli accordi con i medici. E gli infermieri? E gli altri professionisti sanitari? 

Possiamo davvero lasciarli ai margini del dibattito?»


GLI INFERMIERI NON SONO UN COSTO. SONO UN INVESTIMENTO

L'evoluzione europea non nasce da una scelta ideologica.

Nasce dalle evidenze.

I modelli organizzativi fondati su équipe nelle quali la professione infermieristica assume un ruolo centrale migliorano gli esiti clinici e riducono gli sprechi.

Le ricerche internazionali dimostrano che i modelli “Nurse-Led” riducono ricoveri evitabili e complicanze, con una riduzione dei costi fino al 20%. I programmi infermieristici post-dimissione producono risparmi significativi e una migliore gestione della cronicità riduce il ricorso improprio all'ospedale.

L'Europa investe sugli infermieri perché ha compreso che investire sull'assistenza significa migliorare contemporaneamente qualità delle cure e sostenibilità economica.


L'EUROPA HA GIÀ CAMBIATO MODELLO. E NOI CHE ASPETTIAMO?

La sfida non è più costruire servizi attorno a una singola professione, ma attorno a équipe stabili.

Nei Paesi Bassi, il modello Buurtzorg ha rivoluzionato l'assistenza domiciliare affidando ai team infermieristici il coordinamento dei percorsi di cura. In Francia, gli Infirmiers en Pratique Avancée (IPA) seguono pazienti cronici in percorsi condivisi con i medici. La Germania sviluppa le Community Health Nurses per rafforzare la medicina territoriale. In Belgio crescono le nurse-led clinics. La Spagna amplia il ruolo degli infermieri nelle cure primarie. In Irlanda gli Advanced Nurse Practitioners sono ormai una componente stabile dell'assistenza territoriale. Nei Paesi nordici, gli infermieri rappresentano il punto di raccordo tra medicina generale, assistenza domiciliare e servizi territoriali.

Modelli diversi.

Una stessa visione.

Far crescere la professione infermieristica non significa ridurre il ruolo dei medici. Tutt’altro. L’Europa lo ha compreso, noi no! Significa costruire un'organizzazione più moderna, nella quale ogni professionista esprime al massimo le proprie competenze e rende più efficace l'intera équipe.


LA SANITÀ DEL FUTURO SI CHIAMA SQUADRA, SI CHIAMA EQUIPE!

«Noi continuiamo a discutere soprattutto di accordi, edifici e scadenze. L'Europa discute di organizzazione», conclude De Palma.

«Una piramide funziona quando tutti guardano verso l'alto. Una squadra funziona quando tutti guardano nella stessa direzione. La crescita della professione infermieristica non è una rivendicazione di categoria, ma una scelta organizzativa che migliora le cure, rafforza anche il lavoro dei medici e rende più sostenibile il Servizio sanitario nazionale. Se vogliamo davvero salvare la sanità pubblica dobbiamo smettere di progettare edifici e iniziare a progettare équipe.»


REDAZIONE AISI

 
 
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