Rete dei laboratori nel Lazio, riorganizzazione contestata: i nodi ancora aperti
- AISI

- 17 gen
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La nuova delibera regionale sotto osservazione
La Regione Lazio ha approvato la Deliberazione n. 1322 del 30 dicembre 2025, che definisce la riorganizzazione della rete pubblica di medicina di laboratorio. Il provvedimento, pubblicato sul BURL, punta a superare l’assetto precedente introducendo una nuova articolazione dei laboratori per livelli di complessità. Una scelta che, tuttavia, ha riacceso il confronto con le rappresentanze professionali del settore.
Le critiche alla metodologia adottata
Secondo FASSID (AIPaC-AUPI-SIMET-SINAFO-SNR), la delibera non risolve le criticità già evidenziate nei mesi precedenti. In particolare, viene contestato il percorso seguito dalla Regione, che avrebbe definito il nuovo modello organizzativo senza un confronto strutturato con i soggetti rappresentativi e scientifici della medicina di laboratorio.
Gare e approvvigionamenti al centro del dibattito
Uno dei punti più controversi riguarda la nuova modalità di gestione delle gare per attrezzature e reagenti dei laboratori di analisi cliniche. Il modello proposto introduce un costo per esame “a referto” omnicomprensivo, includendo noleggio delle apparecchiature, reagenti, consumabili e una quota aggiuntiva per i servizi di gestione del magazzino. Secondo la federazione sindacale, mancherebbero dati oggettivi a dimostrazione della reale convenienza economica ed organizzativa di questo schema.
Laboratori su più livelli e ruolo del territorio
La delibera introduce una classificazione dei laboratori in primo, secondo e terzo livello, con una maggiore concentrazione degli esami più complessi e costosi nei laboratori di terzo livello aziendale. L’utilizzo di strumentazioni diagnostiche di primo livello in contesti territoriali, come le Case di Comunità, viene considerato un supporto all’assistenza, ma non sostitutivo della medicina di laboratorio clinica, che resta centrale per qualità, sicurezza e appropriatezza.
Gestione del magazzino e profili di responsabilità
Particolare attenzione viene posta alla gestione diretta del magazzino reagenti da parte dei fornitori, integrata con il sistema di remunerazione a referto. Secondo FASSID, questo modello configurerebbe una esternalizzazione di funzioni sensibili, oggi affidate al personale sanitario interno, con possibili ricadute su controllo dei costi, trasparenza e responsabilità operative.
Global service e quadro normativo
Anche il ricorso a modelli di global service viene ritenuto problematico. Le rappresentanze sindacali segnalano una possibile incompatibilità con il Codice degli appalti e con la normativa sulla concorrenza, in assenza di evidenze chiare sui benefici economici e gestionali. Viene inoltre evidenziato il rischio di ridurre l’autonomia decisionale delle aziende sanitarie e di complicare la rendicontazione dei costi.
La richiesta di un confronto strutturato
Alla luce di queste criticità, FASSID ribadisce la richiesta di aprire un confronto serio con le organizzazioni sindacali e con le Società scientifiche del settore. Il richiamo finale è al principio, più volte ribadito anche dalla Corte costituzionale, secondo cui la tutela della salute non può essere subordinata esclusivamente a logiche contabili, ma deve poggiare su modelli organizzativi sostenibili, trasparenti e coerenti con la legislazione vigente.
REDAZIONE AISI



