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Pronto soccorso: nel 2023 18,27 milioni di accessi, ma 1 su 5 (circa 4 mln) è evitabile.

Agenas pubblica i nuovi dati sullo stato di salute dei Ps italiani: continuano a essere sovraffollati e in sofferenza e si confermano il grande anello debole del Servizio sanitario nazionale. Secondo l’Agenzia, una soluzione che potrebbe migliorare il quadro sarebbe un maggior impiego delle Case di comunità per la gestione dei pazienti non in emergenza.


I Pronto soccorso italiani continuano a essere sovraffollati e in sofferenza e si confermano il grande anello debole del Servizio sanitario nazionale. A confermarlo sono i nuovi dati sulla salute dei Ps italiani pubblicati dall'Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.


GLI ACCESSI EVITABILI

Secondo il rapporto Agenas, i Pronto soccorso italiani nel 2023 hanno fatto registrare 18,27 milioni di accessi: di questi, però, oltre 1 su 5 - il 22%, pari a circa 4 milioni - si possono ritenere impropri ed evitabili in quanto sono risultati codici bianchi o verdi alla visita effettuata. Si tratta in genere di maschi in età lavorativa (25-64 anni) che presentano sintomi generici, oppure di bambini tra 0-14 anni.


I TEMPI

Dallo studio emerge anche che 3,5 milioni di cittadini (il 5,8% della popolazione) impiega oltre 30 minuti a raggiungere il posto di emergenza più vicino. Nel dettaglio, l'arrivo al Pronto soccorso più vicino avviene entro 30 minuti nel 94% dei casi ed entro 45 minuti nel 99%. Resta, però, una quota del 5,8% della popolazione che non è in grado di raggiungere le strutture di emergenza entro 30 minuti.


I CODICI

Gli accessi al Pronto soccorso hanno segnato un incremento rispetto al 2022 del 6%, ma restano inferiori rispetto al 2019: quell’anno si raggiunsero i 21 milioni totali. La prevalenza degli accessi è caratterizzata da codici triage - dopo la valutazione medica - bianchi e verdi (68% dei casi).


GLI STANDARD

Dalla rilevazione, inoltre, emerge che circa il 75% delle strutture di Pronto soccorso registra un numero di accessi sotto gli standard. In particolare, nel 29% dei casi si individuano meno di 15mila accessi annui. Questo, chiarisce Maria Pia Randazzo, responsabile Statistica e Flussi Informativi Agenas, "si può spiegare con il fatto che sul territorio ci sono spesso tanti punti per l'emergenza e questo frammenta molto l'offerta".


GLI ORARI

L'afflusso maggiore si riscontra il lunedì dalle 8 alle 12. Sul totale degli accessi al Pronto soccorso, i ricoveri sono il 12% (il 2% tra i codici bianchi e il 5% tra i verdi). Il tempo di permanenza in Pronto soccorso, ovvero i minuti intercorsi tra l'arrivo e la dimissione, si attesta in media a 164 minuti per i codici bianchi e 229 minuti per i verdi, con una situazione molto varia tra le regioni.


CASE DI COMUNITA'.

Una soluzione che potrebbe migliorare il quadro dei Pronto soccorso italiani, spiega Agenas, sarebbe un maggior impiego delle Case di comunità per la gestione dei pazienti non in emergenza. Le Case di comunità sono previste anche nel Pnrr proprio per incentivare l'assistenza territoriale contro l'ingolfamento di ospedali e Ps. Laddove sono presenti, ha sottolineato Randazzo, "il quadro migliora notevolmente con una riduzione di accessi impropri al Ps".


REGIONI.

Un esempio arriva dall'Abruzzo. "Ci sono ospedali con molti accessi impropri, ad esempio a Sulmona con il 34%, ma con le Case della comunità si registra una riduzione fino ad arrivare al 10% di accessi impropri. Sul territorio sono presenti 40 Case della comunità", ha spiegato Maria Pia Randazzo.


Dall'Emilia Romagna, poi, arriva una prima esperienza pilota che ha già portato a risultati positivi. Sul territorio, spiega Luca Baldino, direttore generale Salute e welfare della regione, "abbiamo attivato i Centri di assistenza urgenza Cau per i pazienti con problemi urgenti ma non gravi. A oggi sono attivi 33 Cau all'interno delle Case di comunità, con personale medico e infermieristico. In 4 mesi, da dicembre 2023 a marzo 2024, abbiamo registrato 132mila accessi, per l'80% in età lavorativa con sintomi generici".


OBIETTIVI

Grazie ai Cau, dice Baldino, "stiamo registrando un'importante riduzione degli accesi ai Ps. A Piacenza, ad esempio, il calo è del 30%". Gli accessi nei Cau "corrispondono proprio a quella quota di accessi impropri al Ps di persone in età lavorativa con sintomi generici. Abbiamo quindi dato una risposta che mancava e ciò ha portato a un alleggerimento significativo nei Ps". L'obiettivo, conclude Baldini, "è fare in modo che al Ps si arrivi solo in ambulanza, cioè solo nei casi veramente gravi e che necessitano di un'assistenza di emergenza effettiva".


REDAZIONE AISI



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