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Piano Case di Comunità e Missione Salute del Pnrr: ecco gli standard operativi dei professionisti sanitari.

Parola d'ordine è rilanciare la sanità di prossimità in profonda crisi, soprattutto al Mezzogiorno, dove, come indicato dai recenti report di Fondazione Gimbe e Crea Sanità, la disparità con il Nord è enorme.

Accanto alle case di comunità, il Governo deve salvaguardare con forza la sanità privata, sia quella accreditata che quella pura, aumentando gli incentivi, snellendo la burocrazia, favorendo scelte accurate e intelligenti, contribuendo allo sviluppo della digitalizzazione.

La sanità privata, infatti, non smetteremo mai dirlo, non è un mondo a parte per pochi, ma può e deve contribuire, ne ha le capacità se messa in condizioni di farlo, per rilanciare in termini di quantità e di qualità tutto il Sistema Salute.




La parola d'ordine è rilancio, inteso come ricostruzione, ripartenza. Il Sistema Salute italiano non può attendere e tutte le componenti in gioco hanno e avranno un ruolo decisivo per elevare la qualità delle prestazioni sanitarie.


Accanto alle risorse e alle linee guida del PNRR per le previste Case di Comunità, che avranno bisogno come il pane di quei professionisti sanitari che mancano all'appello, ci sono anche le strutture sanitarie private, sia accreditate che pure.


Non dimentichiamo il loro ruolo, la competenza e l'esperienza di chi ci lavora e le gestisce.

Snellimento burocrazia, sostegno economico, digitalizzazione dei sistemi, sostenibilità, sono qui le parole chiave per consentire alla sanità privata di dare un impulso in termini di qualità e quantità alle cure, contribuendo, come il Governo intende fare, a sostenere il pubblico.


Intanto l'’attività chiesta alle case di comunità si rivela. In un documento co-firmato con i sindacati della medicina generale e gli ordini di medici, farmacisti, infermieri, Agenas indica compiti, strumenti e personale delle case “hub”. Tutto, partendo da una stratificazione della popolazione.


Alle “case hub” afferiranno 34,3 milioni di italiani “apparentemente sani” (57% dei residenti) e 23,5 milioni di cronici non complessi (39%), che in qualche caso potranno fruire di assistenza domiciliare di 1° livello o in ospedale di comunità; invece, per 2,5 milioni di cronici complessi si profilano modelli a più alta intensità di cure (hospice, Adi 1° e 2° livello). Il testo lascia perdere ospedali di comunità, centrali operative territoriali ed altri istituti previsti nel DM 77 di riforma dell’assistenza territoriale da cui origina, e si sofferma su Case “hub”, Adi e telemedicina.


La Casa hub - La proporzione è di una ogni 50 mila abitanti, due per distretto Asl. Ogni casa hub dovrà avere punto unico di accesso (PUA), medici di famiglia, infermieri, specialisti, punto prelievi, diagnostica di base, Cup, telemedicina. Nel PUA, aperto dalle 8 alle 18 per 6 giorni su 7, il cittadino trova accoglienza, orientamento e una prima valutazione dei suoi bisogni sociosanitari grazie al “medico del ruolo unico di assistenza primaria”, all’infermiere di famiglia/comunità (Ifoc), all’assistente sociale.


Trova poi servizi specialistici ambulatoriali di 1° e 2° livello per patologie ad elevata prevalenza, tra cui cardiologia, pneumologia, neurologia, diabetologia, oncologia, geriatria, internistica. Ci sarà sempre un punto prelievi: i campioni potranno essere analizzati da un laboratorio collegato alla CdC hub o ci si potrà appoggiare ad un Point of Care Testing (PoCT) esterno, qualitativamente controllato. Alle prestazioni della CdC hub accederanno con priorità i pazienti cronici ed i cittadini del distretto Asl di riferimento. In ogni CdC hub sarà attivo un sistema di prenotazione collegato al CUP dell’Asl. Sarà creato un contatto con le associazioni di pazienti e di aiuto ai fragili.


Il personale – Secondo il DM 77, nella casa di comunità “grande” orbitano 30-35 tra medici di famiglia e pediatri e da 7 ad 11 infermieri garantendo presenza 7 giorni su 7 nelle 24 ore inclusa la continuità assistenziale. Nella casa “spoke” formata dai mmg delle aggregazioni funzionali territoriali invece l’apertura è prevista 6 giorni su 7, da lunedì a sabato, minimo 12 ore al giorno. Nel nuovo testo, si confermano i contingenti e in particolare la presenza di medici “del ruolo unico di assistenza primaria” con operatività H24. La casa “hub” può anche ospitare forme associative o studi singoli di medici di famiglia. I medici di assistenza primaria afferenti alle CdC, appartenenti alle aggregazioni funzionali territoriali di riferimento, saranno collegati tra loro e con la CdC hub, condividendo sistemi applicativi informatici così da scambiare informazioni di diagnosi e cura. Sarà la programmazione regionale ad indicare le ore svolte dai mmg.


Nella “casa” ci saranno poi gli infermieri di famiglia-comunità divisi in 3 tipologie: impegnati nelle attività ambulatoriali per i cronici afferenti alla CdC; operativi in attività di triage e di valutazione dei bisogni di salute (inclusi PUA ed unità di valutazione multidimensionali); dedicati all’assistenza a domicilio, in tandem con i medici. Sono previsti poi un assistente sociale del Servizio sanitario, da 5 a 8 unità di supporto (Oss ed amministrativi), e specialisti ambulatoriali “interni e dipendenti in base ai bisogni di salute del territorio”. Altre figure – psicologo e biologo ambulatoriali interni e dipendenti, fisioterapisti – possono essere ricomprese a seconda dei bisogni di paziente e popolazione di riferimento.


Assistenza domiciliare - In media, ogni CdC hub assicura assistenza a 48 mila utenti di cui circa 12 mila over 65. Di essi almeno il 10% (1.200 assistiti) sarà assistito a domicilio. I diversi livelli di intensità, complessità e tempestività dei servizi sono individuati dalla Valutazione Multidimensionale che, effettuata dall’Unità di Valutazione-UVM, esita in un Progetto di Assistenza Individuale (PAI) inclusivo, ove necessario, di Piano di Riabilitazione Individuale (PRI). Condiviso da mmg o pediatra, il PAI include la rivalutazione periodica e detta criteri di chiusura della presa in carico. Il personale va commisurato al tipo di attività erogata. Il servizio di cure domiciliari garantisce la continuità assistenziale 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 telemedicina inclusa.


Diagnostica e Telemedicina - Con la casa hub sono in rete i medici di famiglia – single e delle case “spoke”, nonché: Cup Asl, reparti specialistici di ospedali pubblici e privati convenzionati, hospice, Rsa, reti di cure palliative, servizi Asl quali consultori, Sert, salute mentale, igiene e prevenzione. Possono svolgersi in remoto “visite, assistenza, consulti, monitoraggi e persino riabilitazione con sistemi operativi omogenei per ridurre le distanze tra sanitari e paziente”.


Come gli ospedali, le CdC dovranno interfacciarsi con le app della Pubblica Amministrazione (da Pago Pa al resto), con il sistema tessera sanitaria, con il fascicolo sanitario, con il portale Sac e quelli regionali, con i software specialistici. In nessuna struttura possono mancare sfigmomanometro digitale, saturimetro, glucometro, bilancia con altimetro per il calcolo del BMI e dotata di impedenzometria, metro sartoriale per la misurazione di BMI e delle anche per la sindrome metabolica, martelletto per riflessi neurologici. I sanitari operanti nelle CdC potranno poi utilizzare elettrocardiografo minimo 12 derivazioni e monitor-defibrillatore.


Ma soprattutto, per gestire le patologie a maggior prevalenza, nella casa “hub” sono tassativi: ecografo; elettrocardiografo; event recorder; holter pressorio PA; holter cardiaco; retinoscopio; dermatoscopio; PoCT; OCT; pulsossimetro; spirometro. Il monitoraggio dello stato di implementazione degli standard per lo sviluppo dei servizi citati è assicurato dal Ministero della Salute per il tramite di Agenas.


REDAZIONE AISI

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