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Le “composizioni per uso orale di cannabidiolo” tra le sostanze stupefacenti. Il decreto in GU tra le critiche di produttori e associazioni

Il decreto arriva dopo la sospensiva del Tar Lazio del 5 ottobre 2023. In sintesi, il cannabidiolo, estratto ottenuto dalla cannabis, entra nella tabella degli stupefacenti e non potrà più essere venduto nei negozi, nelle erboristerie e nei tabaccai(ad esempio sotto forma di olio in gocce), ma solo nelle farmacie con ricetta medica non ripetibile. Critiche dall'Associazione Imprenditori canapa Italia e Luca Coscioni per la mancata considerazione della raccomandazioni dell'Oms.

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 157 del 6 luglio il Decreto del Ministero della Salute 27 giugno 2024 che inserisce le "composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis" nella tabella delle sostanze stupefacenti.


Il decreto arriva dopo la sospensiva del Tar Lazio del 5 ottobre 2023. In sintesi, il cannabidiolo, estratto ottenuto dalla cannabis, entra nella tabella degli stupefacenti e non potrà più essere venduto nei negozi, nelle erboristerie e nei tabaccai (ad esempio sotto forma di olio in gocce), ma solo nelle farmacie con ricetta medica non ripetibile.


Il Decreto del 27 giugno 2024 è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti e pareri istituzionali che hanno avuto inizio nel 2020. Già il 1° ottobre 2020, un decreto simile aveva cercato di aggiornare le tabelle contenenti le sostanze stupefacenti e psicotrope, includendo il CBD nella sezione B della tabella dei medicinali, soggetto quindi a prescrizione medica non ripetibile.


Tuttavia, l’entrata in vigore di questo decreto è stata sospesa il 28 ottobre 2020, a causa delle richieste di ulteriori approfondimenti tecnici da parte delle autorità sanitarie.


Il 7 agosto 2023, un ulteriore decreto ministeriale è stato emesso per revocare la sospensione del 2020 e ripristinare l’inserimento del Cbd nella tabella B. Tuttavia, anche questo decreto, come dicevamo, è stato sospeso dal Tar del Lazio che ha accolto l'istanza cautelare di sospensione del decreto, rilevando che la motivazione del decreto “appare priva della richiesta integrazione istruttoria da parte del Consiglio Superiore di Sanità e non sufficientemente chiara in ordine ai concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica”.


In esecuzione dell’ordine del giudice, il Ministero della Salute ha rinnovato l’istruttoria, inviando una nuova richiesta di parere sia all’Istituto superiore di sanità che al Consiglio Superiore di Sanità. I pareri aggiornati hanno confermato la necessità di inserire il Cbd nella tabella B dei medicinali​.


A complicare ulteriormente la questione c'è poi la posizione dell'Oms che, nel 2017 raccomandava ufficialmente che il Cbd non fosse classificato a livello internazionale come sostanza controllata, e una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2020 con la quale si chiariva che un divieto di commercializzazione del Cbd può essere adottato “soltanto qualora tale rischio risulti sufficientemente dimostrato”.


L'associazione Imprenditori canapa Italia ha annunciato che chiederà immediatamente e formalmente i pareri dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e del Consiglio Superiore di Sanità (Css).


"Se questi pareri sono favorevoli all’inserimento del Cbd nella tabella B dei medicinali, contrasteremo tali decisioni, poiché vanno in direzione contraria a tutta la letteratura scientifica disponibile e contro le disposizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e della comunità europea sulla sicurezza del cannabidiolo.


Le evidenze scientifiche internazionali, comprese quelle dell’Oms, dimostrano chiaramente che il Cbd è una sostanza sicura senza rischio di abuso e dipendenza"​.


"Solleviamo inoltre - prosegue l'Associazione - seri dubbi sul fatto che questa serie di manovre legislative possa essere volta a favorire indebitamente le case farmaceutiche, consegnando loro un mercato dal grande potenziale economico.


Questa preoccupazione nasce dall’apparente intenzione del governo di restringere l’accesso al Cbd attraverso la medicalizzazione forzata, un’azione che sembra avvantaggiare esclusivamente le grandi aziende farmaceutiche a discapito dei piccoli produttori e degli operatori del settore della canapa".


"Alla luce dei recenti sviluppi - un significativo passo indietro per l'industria della canapa in Italia​ - chiederemo immediatamente e formalmente i pareri dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e del Consiglio superiore di sanità (Css).


Se questi pareri sono favorevoli all'inserimento del cannabidiolo (Cbd) nella tabella B dei medicinali, contrasteremo tali decisioni, poiché vanno in direzione contraria a tutta la letteratura scientifica disponibile e contro le disposizioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della comunità europea sulla sicurezza del cannabidiolo.


Le evidenze scientifiche internazionali, comprese quelle dell'Oms, dimostrano chiaramente che il Cbd è una sostanza sicura senza rischio di abuso e dipendenza". Così l'Ici, associazione Imprenditori canapa Italia, interviene in una nota dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto del ministero della Salute che include il cannabidiolo nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope.


"Solleviamo inoltre seri dubbi - rimarcano gli imprenditori - sul fatto che questa serie di manovre legislative possa essere volta a favorire indebitamente le case farmaceutiche, consegnando loro un mercato dal grande potenziale economico. Questa preoccupazione nasce dall'apparente intenzione del Governo di restringere l'accesso al Cbd attraverso la medicalizzazione forzata, un'azione che sembra avvantaggiare esclusivamente le grandi aziende farmaceutiche a discapito dei piccoli produttori e degli operatori del settore della canapa".


Critica anche l'Associazione Luca Coscioni. "A parte la totale mancanza di considerazione per le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'abbondante letteratura scientifica che da decenni prevedono il Cbd come terapia prescrivibile per molte condizioni, Il Ministro Schillaci sembrerebbe essersi assunto la responsabilità di forzare la mano, bloccatagli per almeno un paio di volte dal TAR del Lazio, che aveva fissato per il 16 settembre 2024 la decisione finale del ricorso presentato un anno fa da alcune organizzazioni che producono cannabis.


Se così fosse sarebbe solo un terzo motivo per cui questa decisione va messa in mora", commenta Marco Perduca, dell'Associazione Luca Coscioni ed ex Senatore e Presidente del Referendum Cannabis."La giustificazione del Ministro sarebbe l'aver ricevuto nel mese di maggio una nuova istruttoria da parte dell'Istituto superiore di sanità e dal Consiglio superiore di sanità di cui naturalmente non si rintraccia neanche l'indice degli studi consultato.


Considerare stupefacente una molecola al centro di raccomandazioni internazionali perché efficace nel trattamento di diverse condizioni, dall'epilessia minorile a spasmi muscolari andrà ad aggiungere ulteriori ostacoli burocratici allo stigma che purtroppo ancora accompagna l'uso medico della cannabis e la sua cronica mancanza sul mercato italiano colpendo decine di piccole e medie imprese cresciute negli anni. Il decreto entrerà in vigore il 27 luglio, occorrerà approfondire se è andata veramente così perché si tratterebbe di un precedente molto grave", conclude Perduca.


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