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Liste d’attesa, pressione sul sistema: “Le norme funzionano, ma servono applicazione e responsabilità diffuse”

  • Immagine del redattore: AISI
    AISI
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il ministro della Salute Orazio Schillaci sostiene che i segnali di miglioramento sulle liste d’attesa emergono nei territori in cui le norme vengono applicate con continuità, ma ammette che il quadro resta disomogeneo. Persistono infatti tempi troppo lunghi per visite ed esami in diverse aree del Paese, con differenze marcate tra Regioni. Anche il governo riconosce che la situazione non è ancora sotto controllo uniforme.


Aumento delle prestazioni e apertura dei servizi

Tra gli effetti delle misure introdotte si registra un incremento delle prestazioni erogate e una riorganizzazione dei servizi, con molte strutture che hanno ampliato gli orari e garantiscono attività anche nei fine settimana. Parallelamente si punta a un utilizzo più equilibrato della libera professione intramoenia, per evitare squilibri tra pubblico e privato.


Il ruolo decisivo delle Regioni

Il punto centrale resta l’attuazione concreta. Il Ministero afferma di intervenire sia con attività di supporto sia con controlli nei casi più critici, ma ribadisce che la gestione operativa è in capo alle Regioni, chiamate a garantire tempi adeguati e qualità dell’offerta. Senza un coinvolgimento pieno delle amministrazioni territoriali, il sistema rischia di restare frammentato.


Intramoenia sotto controllo

Uno dei nodi più delicati riguarda il ricorso alla libera professione. Il principio indicato è netto: l’attività intramoenia non deve superare quella del servizio pubblico. Spetta ai direttori generali vigilare su questo equilibrio e intervenire se si creano distorsioni. In caso contrario, la responsabilità ricade sulle Regioni, che devono adottare provvedimenti.


Investimenti su digitale e continuità assistenziale

Sul fronte delle risorse, vengono confermati investimenti rilevanti su digitalizzazione e telemedicina, con circa 500 milioni destinati a rafforzare la continuità assistenziale, soprattutto nelle aree più fragili. L’obiettivo è migliorare la gestione dei pazienti cronici e ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure.


Prevenzione e salute mentale tra le priorità

Due pilastri della strategia sanitaria restano la prevenzione e la salute mentale. Da un lato, sono previsti 238 milioni di euro annui per rafforzare gli screening oncologici e le politiche di prevenzione; dall’altro, si punta a potenziare i servizi di salute mentale con nuovi modelli organizzativi, integrazione tra servizi e maggiore attenzione al personale.


Una sfida organizzativa ancora aperta

Il quadro complessivo mostra un sistema che ha avviato interventi concreti ma che resta esposto a criticità strutturali. La riduzione delle liste d’attesa dipenderà dalla capacità di rendere omogenea l’applicazione delle regole, rafforzare i controlli e migliorare il coordinamento tra livello centrale e territoriale.


REDAZIONE AISI

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