INFORTUNI SUL LAVORO, PERCHÉ NON CALANO. QUASI 600 MILA DENUNCE E OLTRE MILLE MORTI NEL 2025. LA VERA SFIDA È TRASFORMARE LA SICUREZZA IN CULTURA DELLA SALUTE
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Feroli (TuttoBene TV – Salute.it): «Se dopo anni di corsi obbligatori, campagne informative e norme sempre più dettagliate registriamo ancora quasi 600 mila denunce di infortunio, significa che dobbiamo ripensare il modo in cui comunichiamo la prevenzione»
ROMA, 25 GIUGNO 2026 – Quasi 600 mila infortuni denunciati e oltre mille morti in un solo anno. Numeri che raccontano una realtà che continua a pesare sul sistema produttivo, sanitario e sociale italiano e che confermano come la sicurezza sul lavoro rappresenti ancora una delle grandi emergenze del Paese.
Secondo il quadro provvisorio elaborato dall'INAIL per il 2025, le denunce complessive di infortunio hanno raggiunto 597.710 casi, in aumento dell'1,4% rispetto alle 589.571 denunce del 2024. Le denunce con esito mortale sono state 1.093, tre in più rispetto alle 1.090 dell'anno precedente.
Particolarmente significativo l'aumento degli incidenti nel tragitto casa-lavoro-casa, passati da 96.835 a 99.939 casi(+3,2%), mentre gli infortuni avvenuti direttamente durante l'attività lavorativa sono saliti da 414.853 a 416.900(+0,5%).
In media, significa oltre 1.600 denunce di infortunio al giorno e circa 3 morti sul lavoro ogni giorno, numeri che confermano come il fenomeno continui ad avere un impatto rilevante sulla salute pubblica e sulla sostenibilità sociale ed economica del Paese.
Dietro questi numeri non ci sono soltanto statistiche. Ci sono persone che riportano traumi, invalidità temporanee o permanenti, famiglie coinvolte e un impatto che si riflette sulla salute fisica, psicologica e sociale di milioni di lavoratori.
PERCHÉ GLI INFORTUNI CONTINUANO A RIPETERSI
Nonostante gli investimenti in formazione e gli obblighi previsti dalla normativa, la prevenzione continua a mostrare limiti evidenti.
In molti ambienti di lavoro la sicurezza viene ancora percepita come un adempimento burocratico piuttosto che come una componente essenziale della tutela della salute. A questo si aggiungono ritmi produttivi sempre più intensi, carenza di personale, turnazioni complesse, pressione sugli obiettivi e crescente complessità organizzativa.
«Quando quasi seicentomila denunce di infortunio vengono registrate in un solo anno dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: ciò che stiamo facendo è davvero sufficiente?», dichiara Roberto Feroli, Ceo di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it. «La prevenzione non può esaurirsi in un corso obbligatorio o nella consegna di un dispositivo di protezione. Deve diventare un comportamento quotidiano e condiviso».
IL COSTO INVISIBILE: QUANDO IL LAVORO INCIDE SULLA SALUTE
Accanto agli incidenti più gravi esiste un fenomeno meno visibile ma estremamente diffuso.
Milioni di lavoratori convivono con mal di schiena, cervicalgie, disturbi muscolo-scheletrici, problemi articolari, affaticamento cronico, insonnia, stress e burnout, condizioni che spesso non finiscono nelle cronache ma che incidono profondamente sulla qualità della vita.
Le denunce di malattia professionale confermano questa tendenza. Nel 2025 l'INAIL ha registrato 98.463 denunce, con un aumento dell'11,3% rispetto all'anno precedente. Le patologie più frequenti riguardano il sistema osteo-muscolare e il tessuto connettivo, seguite dalle malattie del sistema nervoso e dai disturbi legati all'attività lavorativa ripetitiva.
Un incremento che conferma come il tema della sicurezza non riguardi soltanto gli eventi traumatici improvvisi, ma anche i danni che si accumulano nel tempo attraverso attività ripetitive, posture scorrette, sovraccarichi fisici e condizioni di stress prolungato.
Si tratta di problematiche che possono compromettere la capacità lavorativa, aumentare l'assenteismo e generare costi rilevanti per il sistema sanitario e previdenziale.
LO STRESS LAVORO-CORRELATO È UNA DELLE NUOVE EMERGENZE
La trasformazione del mondo del lavoro sta facendo emergere nuovi fattori di rischio.
L'iperconnessione, la reperibilità continua, il lavoro digitale, la difficoltà di separare vita privata e professionale, l'aumento dei carichi cognitivi e la pressione costante sulle performance stanno modificando profondamente il rapporto tra lavoro e salute.
Secondo gli organismi europei che si occupano di sicurezza occupazionale, i rischi psicosociali rappresentano una delle principali sfide dei prossimi anni. Stress, ansia e affaticamento mentale non producono necessariamente un incidente immediato, ma possono ridurre attenzione, concentrazione e capacità decisionale, aumentando indirettamente anche il rischio di infortuni.
«Oggi parlare di sicurezza significa parlare anche di salute mentale», sottolinea Feroli. «Non possiamo limitarci a prevenire la caduta da una scala o un incidente con un macchinario. Dobbiamo occuparci anche dello stress, dell'affaticamento psicologico e di tutte quelle condizioni che riducono il benessere delle persone».
I GIOVANI E I LAVORATORI PIÙ FRAGILI RESTANO I PIÙ ESPOSTI
Particolare attenzione meritano i lavoratori più giovani, spesso inseriti in contesti caratterizzati da elevata rotazione del personale, minore esperienza professionale e maggiore precarietà.
Anche nei settori ad alta intensità fisica, come edilizia, logistica, agricoltura e trasporti, il tema della prevenzione continua a rappresentare una priorità assoluta. La formazione iniziale e l'accompagnamento dei nuovi lavoratori rimangono elementi decisivi per ridurre il rischio di incidenti.
COMUNICARE LA SICUREZZA PER SALVARE VITE
Per Salute.it uno degli aspetti più sottovalutati resta il ruolo della comunicazione.
«Le persone non cambiano comportamento semplicemente perché ricevono una regola», afferma Feroli. «Cambiano quando comprendono il significato di quella regola, quando percepiscono il rischio e quando capiscono che quella scelta può proteggere la loro salute, la loro famiglia e il loro futuro».
Secondo Feroli, molti messaggi dedicati alla sicurezza risultano ancora troppo tecnici e poco efficaci nel raggiungere realmente i lavoratori.
«Se dopo anni di corsi obbligatori, campagne informative e norme sempre più dettagliate registriamo ancora quasi 600 mila denunce di infortunio, significa che dobbiamo ripensare il modo in cui comunichiamo la prevenzione. La comunicazione non è un accessorio: è uno strumento di tutela della salute».
PREVENZIONE COME CULTURA DELLA SALUTE
Ridurre gli infortuni significa investire contemporaneamente in sicurezza, benessere, organizzazione del lavoro, formazione e corretta informazione.
La prevenzione più efficace nasce infatti dalla consapevolezza, dalla capacità di riconoscere i rischi e dalla costruzione di ambienti di lavoro che mettano realmente al centro la persona.
L'IMPEGNO DI SALUTE.IT
Salute.it promuove una cultura della salute fondata sulla prevenzione, sulla divulgazione scientifica e sulla diffusione di comportamenti consapevoli. Attraverso il contributo di professionisti, esperti e divulgatori, il progetto editoriale lavora per rendere accessibili temi complessi e aiutare cittadini e lavoratori a compiere scelte più informate per il proprio benessere, con particolare attenzione ai temi della prevenzione, dei corretti stili di vita, della salute mentale e del benessere nei luoghi di lavoro.
«La sicurezza sul lavoro non comincia quando si indossa un casco o si firma un registro», conclude Feroli. «Comincia molto prima: dalla consapevolezza, dalla formazione e dalla cultura della salute. È lì che si gioca la vera prevenzione».
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